Il Bharatanatyam è un’antica danza classica originaria del Tamil Nadu, regione dell’India meridionale, alla quale la tradizione attribuisce proprietà terapeutiche e di guarigione olistica. Definita storicamente "yoga in movimento", il Bharatanatyam agisce sul benessere della persona attraverso meccanismi diversi:
Il Bharatanatyam potrebbe quindi proporsi come terapia complementare per diverse condizioni che influiscono sulla salute mentale: il ritmo rigoroso e i modelli geometrici dei passi richiedono una concentrazione tale da indurre uno stato meditativo attivo (mindfulness), riducendo drasticamente i livelli di ansia e stress.
Memorizzare sequenze coreografiche estremamente complesse stimola la neuroplasticità, migliorando la memoria e la coordinazione motoria. A differenza di altre danze, il Bharatanatyam si sviluppa in modo perfettamente speculare su entrambi i lati del corpo, con la potenzialità di correggere disallineamenti posturali e rinforzare in modo equilibrato la muscolatura profonda e il sistema cardiovascolare.
Ma come può una danza modificare il modo in cui il nostro cervello elabora ciò che vediamo, ascoltiamo e sentiamo? E come possono dei movimenti degli occhi contribuire alla capacità di concentrarsi, regolare le emozioni, gestire lo stress? Uno studio comparativo condotto su due gruppi di donne ha cercato di dare una risposta a questi interrogativi.
Una danza che coinvolge molti sistemi del cervello
Per comprendere il possibile effetto del Bharatanatyam bisogna innanzitutto considerare la natura particolare di questa disciplina. Non si tratta semplicemente di muovere il corpo seguendo una musica: chi danza deve mantenere il ritmo, coordinare piedi e mani, controllare la postura, orientare lo sguardo, ricordare sequenze motorie, interpretare gesti e simboli e, allo stesso tempo, comunicare emozioni e significati attraverso il volto e il corpo; gli occhi devono muoversi in modo intenzionale e coordinato con la testa e con il resto del corpo (Fig. 1). È quindi un'attività profondamente multisensoriale durante la quale diverse funzioni vengono esercitate simultaneamente.
Questa ipotesi si collega al concetto di plasticità neurale, cioè la capacità del sistema nervoso di modificare la propria organizzazione e il proprio funzionamento in risposta all'esperienza e all'apprendimento. Parlare di plasticità non significa sostenere che una particolare disciplina "trasformi" automaticamente il cervello. Significa piuttosto riconoscere che esperienze complesse e ripetute possono essere associate a cambiamenti nelle modalità con cui il sistema nervoso elabora le informazioni. Ed è proprio questa possibilità ad aver attirato l'interesse dei ricercatori.
Lo studio comparativo
Lo studio ha coinvolto 60 donne sane di età compresa tra 18 e 22 anni che sono state suddivise in due gruppi: il primo comprendeva 30 esperte danzatrici di Bharatanatyam, il secondo era costituito da 30 donne della stessa fascia d'età che non praticavano danza utilizzate come gruppo di controllo. L'obiettivo era confrontare alcuni aspetti della funzione visiva, uditiva e cognitiva per verificare se una lunga esperienza nella danza fosse associata a differenze misurabili.
Per la componente visiva è stata misurata la Critical Flicker Fusion Frequency (CFFF), test che permette di valutare la risoluzione temporale visiva, cioè la rapidità con cui il sistema visivo riesce a elaborare cambiamenti nel tempo. Per l'udito è stata utilizzata l’audiometria tonale, un esame comunemente impiegato per determinare la sensibilità uditiva attraverso suoni di frequenza e intensità differenti.
I ricercatori hanno voluto anche esplorare, utilizzando test specifici, alcune dimensioni psicologiche e cognitive potenzialmente collegate alla pratica della danza: la consapevolezza e l'attenzione, la capacità di immaginare un movimento, la regolazione delle emozioni e la percezione dello stress.
I risultati
Le danzatrici hanno mostrato valori di CFFF significativamente più elevati rispetto al gruppo di controllo, con una differenza statistica molto marcata (p < 0,0001); hanno cioè evidenziato una migliore capacità di elaborare rapidamente variazioni temporali degli stimoli visivi. Questo risultato è coerente con l'ipotesi che un allenamento sensoriale e motorio prolungato possa essere associato a una diversa efficienza nell'elaborazione degli stimoli visivi.
Per quanto riguarda l’udito, l'audiometria tonale ha evidenziato differenze statisticamente significative nelle soglie uditive delle danzatrici rispetto al gruppo di controllo. Questo fatto suggerisce una possibile interazione fra diversi sistemi sensoriali, e la danza rappresenta proprio una situazione nella quale questa integrazione è continua.
Il terzo ambito analizzato riguarda la mindfulness, intesa in questo contesto come capacità di mantenere l'attenzione e la consapevolezza dell'esperienza presente. Le danzatrici hanno ottenuto risultati significativamente migliori alla Mindful Attention Awareness Scale, suggerendo che una pratica corporea altamente strutturata potrebbe essere associata anche a caratteristiche di attenzione e consapevolezza; hanno inoltre mostrato una differenza statisticamente significativa sia nella misura dello stress percepito, con un valore di p <0,0001, sia nella regolazione delle emozioni. È necessario tuttavia distinguere attentamente tra associazione e causa: lo studio, infatti, non dimostra che una lunga pratica di Bharatanatyam elimini lo stress o renda una persona più capace di controllare le proprie emozioni; piuttosto, è possibile che una pratica artistica complessa favorisca l'allenamento dell'attenzione e della regolazione emotiva. Ma potrebbero esistere anche spiegazioni alternative: chi sceglie di dedicarsi per molti anni a questa danza potrebbe possedere caratteristiche personali che facilitano la permanenza nella disciplina.
Conclusioni
Dall’insieme di questi risultati emerge un quadro particolarmente interessante: la pratica del Bharatanatyam può costituire una sorta di palestra multisensoriale nella quale diversi sistemi vengono allenati nello stesso momento. Questa interpretazione è coerente con il concetto di plasticità neurale. Un'esperienza complessa e ripetuta nel tempo può richiedere al cervello di coordinare costantemente informazioni provenienti da sistemi diversi. Potrebbe quindi rivelarsi interessante studiare protocolli ispirati ai movimenti oculari e alla coordinazione multisensoriale del Bharatanatyam in ambiti di prevenzione e riabilitazione cognitiva. L'idea è particolarmente stimolante perché le difficoltà cognitive e sensoriali possono richiedere interventi capaci di coinvolgere contemporaneamente più funzioni. Un'attività che unisce movimento, attenzione, percezione, ritmo e immaginazione potrebbe offrire, almeno in alcuni contesti, una modalità complementare di allenamento.

Figura 1. Danzatrice di Bharatanatyam.
Bibliografia di riferimento
Sundarrajan R, et al. Understanding the Effects of Drishti Bheda, the Eye Movements in Indian Classical Dance, on Vision, Audition, and Cognition: A Cross-Sectional Study. Cureus 18(9): e117052. DOI 10.7759/cureus.117052.