
Nel panorama dell’odontoiatria italiana, pochi professionisti hanno saputo lasciare un segno profondo e duraturo quanto il professor Carlo Guastamacchia. Clinico di grande esperienza, innovatore attento e protagonista di importanti cambiamenti nella professione, Guastamacchia ha contribuito a definire standard, metodologie e visioni che hanno accompagnato l’evoluzione dell’odontoiatria nel nostro Paese. In questa intervista esploriamo con lui presente e futuro della professione odontoiatrica, tra pratica clinica, ricerca e intuizioni pionieristiche.
Professor Guastamacchia, quali innovazioni stanno cambiando radicalmente l’odontoiatria di oggi?
Per rispondere a questa domanda correttamente si devono descrivere le “innovazioni” avendo chiara la differenza tra priorità sostanziali e cronologiche. Riguardo alle innovazioni radicali, dal punto di vista sostanziale, mi riservo di descriverle nel prosieguo dell’intervista. Si tratta, infatti, di un insieme così ampio e diffuso, in ogni specifica branca odontostomatologica che non è possibile affrontare il problema con approccio riassuntivo e generalizzato. Diverso, invece, è l’approccio cronologico, per il quale l’innovazione assolutamente più radicale appare da subito già incombente, e con un aspetto del tutto rivoluzionario. Mi riferisco alla progressiva scomparsa dell’attività libero professionale impostata sul modulo tradizionale dello studio monoprofessionale. Questo modello è destinato fatalmente a scomparire, per ragioni sia economiche sia procedurali.
Le tecnologie stanno cambiando le aspettative dei pazienti?
Certamente, soprattutto tenendo presente che il mondo odontostomatologico non è un mondo isolato, a sé stante, ma ogni suo problema va correttamente contestualizzato nell’ampio quadro della società tutt’intera. Credo fermamente che la prima “tecnologia” che cambia le aspettative del paziente, innovandole profondamente, sia quella informatico-digitale. Questa permette al paziente (ad ogni paziente) di consultare le “verità” digitali che lo autorizzano, sempre più spesso, a far precedere ogni appuntamento dal dentista dalla consultazione dell’universo digitale, sia dal punto di vista diagnostico sia da quello prognostico-terapeutico. E questo, detto chiaramente, complica non poco il dialogo paziente-dentista.
I social media stanno migliorando o peggiorando il rapporto medico-paziente?
La mia opinione è drastica: l’approccio ai social media pre-appuntamento inquina il tradizionale rispetto del paziente verso il dentista, mentre un loro uso corretto (professionalmente sapiente) può grandemente migliorare l’“assistenza” che il team odontoiatrico (dentista più collaboratori) può fornire, costantemente, al paziente ben disposto a partecipare al dialogo.
Quali errori vede più spesso nei giovani professionisti?
Uno solo: la presunzione di poter fare del protagonismo quando ancora non si possiedono conoscenze e procedure per applicarle. Avendo insegnato per quasi mezzo secolo, troppo spesso ho dovuto (garbatamente!) consigliare a giovani colleghi di non imbarcarsi in complessi problemi clinici che, con enorme (colpevole) disinvoltura, volevano affrontare mediante radicali terapie implantologiche non ancora alla loro portata esecutiva.
Quali saranno le principali sfide organizzative per gli studi odontoiatrici?
Dopo quanto ho detto inizialmente, ogni giovane dentista dovrà imparare le difficilissime procedure corrette per lavorare in studi pluri-odontoiatrici. Infatti, nel tradizionale studio mono-professionale il dentista lavora da solo, tutt’al più con alcuni collaboratori (igienista, ASO, segretaria…): in questo studio il dentista è il gestore assoluto di ogni procedura e l’armonia operativa è assicurata da specifiche “deleghe”, sempre sotto un controllo unico e, il più possibile, diretto. Non così nei cosiddetti “Centri”, dove la suddivisione dei compiti operativi è rigida. Da questo nasce grande difficoltà per mantenere una costante armonia, primo beneficio per il paziente. Questa armonia può essere raggiunta soltanto lavorando continuamente con la più sapiente capacità di comunicazione, che deve permettere al paziente di trovarsi di fronte a una struttura unitaria, senza imbarazzanti ambiguità. Al riguardo, quanto più il Centro è ampio tanto più si rivela indispensabile un “coordinatore” che svolga continuamente il compito di “Direttore del personale”.
Quali attività resteranno “insostituibilmente umane” nello studio dentistico?
Fino a qualche tempo fa avrei risposto che rimarranno sempre insostituibili la capacità di dialogare empaticamente con il paziente e la cura con le mani (chirurgia). Oggi, invece, con qualche pericolo di “fuga in avanti”, ritengo che in tempi più o meno lunghi (i miglioramenti sono quotidiani) la “cura con le mani” potrà essere sostituita dai “robot”, come già oggi avviene in parecchie procedure operative chirurgiche, anche se con risposte non sempre positive da parte di alcuni pazienti.
Quale aspetto della professione la preoccupa di più per il futuro?
Rispondo sapendo che la mia sincerità può procurarmi molte critiche (per incomprensione…). Sono preoccupato per la progressiva importanza che si vuole attribuire all’intelligenza artificiale (AI). Questo mi fa temere che il vecchio, indispensabile approccio con “senso clinico” e una ben interpretata “diagnosi differenziale”, con relative prognosi e piani terapeutici ad hoc, possa essere sostituito da un sapiente (?) schiacciare di tasti con relative risposte spersonalizzate. Per me ogni paziente è un unicum, con valori unici suoi e del contesto cui appartiene. Ecco, quindi, l’insostituibile valore dell’anamnesi contestuale che, con l’anamnesi remota e quella prossima, è indispensabile conoscere per ogni paziente. E questo, per ora, non è gestibile dalla tanto proclamata AI.
Quale, invece, la rende più ottimista?
Un solo fatto, riassumibile dal noto detto inglese wishful thinking (“del ragionar sognando”). Mi rende più ottimista il progressivo aumentare dell’attenzione alla PREVENZIONE e alle sue procedure. Ecco allora il mio implacabile ottimismo: che, tra qualche decennio, la prevenzione abbia reso inutile la presenza del dentista. E vi pare poco?