
Il profilo scientifico del dottor Antonio De Caria si caratterizza per un approccio marcatamente multidisciplinare, in grado di coniugare una consolidata esperienza in Audiologia con competenze strutturate nei campi della ricerca, della psicoterapia e delle neuroscienze. Questa rivista, che ha già ospitato in passato numerosi suoi lavori, propone nelle pagine seguenti un'intervista finalizzata a illustrare la nascita della nuova associazione scientifica NOI. Il colloquio offre una panoramica sugli obiettivi programmatici del sodalizio, in vista del primo congresso nazionale che si svolgerà ad Assisi i prossimi 6 e 7 novembre 2026.
Dottor De Caria, perché è nata l’associazione NOI – Neuroscienze e Otorinolaringoiatria Italiana?
NOI è nata dalla consapevolezza che udito, equilibrio, olfatto, gusto, voce e comunicazione non sono funzioni isolate, ma il risultato di un’integrazione dinamica tra recettori periferici, vie nervose, nuclei sottocorticali, aree corticali e reti cerebrali distribuite. Queste funzioni dipendono da processi sensoriali, motori, cognitivi ed emotivi che interagiscono continuamente. In clinica, ciò significa che non possiamo più separare rigidamente “organo periferico” e “sistema nervoso centrale”, né “funzione” e “cognizione”.
Può farci un esempio concreto?
Prendiamo l’udito: l’esperienza percettiva non deriva solo dalla trasduzione acustica nella coclea, ma dall’elaborazione gerarchica e ricorsiva del segnale lungo le vie uditive centrali, modulata da attenzione, aspettative e informazioni multisensoriali. Analogamente, la funzione vestibolare non serve solo a percepire movimento e orientamento, ma anche a stabilizzare lo sguardo, controllare la postura e integrare segnali per interagire con l’ambiente.
Qual è il legame tra Neuroscienze e Otorinolaringoiatria?
Condividono una frontiera scientifica fondata sullo studio dell’interfaccia tra meccanismi periferici e processi neurali centrali. Non si tratta di una continuità anatomica indistinta, ma di un sistema funzionalmente integrato, con connessioni ascendenti e discendenti, meccanismi di modulazione e interazioni tra diversi livelli di elaborazione neurobiologica. Comprendere questa organizzazione permette di superare separazioni artificiali e di valutare le disfunzioni sensoriali non solo in base alla sede della lesione, ma anche al loro impatto sulle attività, sulla partecipazione sociale e sulla qualità della vita.
Qual è il ruolo della persona in questo modello?
Il progresso scientifico ha senso solo se migliora la salute, riduce la sofferenza, preserva l’autonomia e promuove un’assistenza proporzionata ai bisogni individuali. La persona deve rimanere il riferimento etico e clinico dell’innovazione: la tecnologia è uno strumento, non il fine della medicina.
Perché l’interdisciplinarità è così centrale per l’associazione NOI?
Perché lo studio del cervello e dei sistemi sensoriali richiede la collaborazione tra medici, neuroscienziati e diverse altre figure professionali come biologi, ingegneri, fisici, matematici, informatici, psicologi. L’interdisciplinarità non è una semplice giustapposizione di competenze, ma la costruzione di linguaggi condivisi, protocolli interoperabili, criteri metodologici comuni e modelli interpretativi verificabili.
Come si colloca la trasmissione del sapere in questo contesto?
La condivisione di risultati, dati e metodi è una componente essenziale della responsabilità scientifica, ma deve rispettare integrità della ricerca, tutela dei partecipanti, protezione dei dati, trasparenza, riproducibilità e valutazione critica delle evidenze. Ogni risultato va interpretato in rapporto alla qualità metodologica, alla validazione indipendente, alla generalizzabilità e alla reale rilevanza clinica.
Quali sono gli obiettivi clinici di questo approccio integrato?
Comprendere i meccanismi neurali della percezione e della comunicazione potrà portare a strategie più accurate di prevenzione, diagnosi, prognosi e trattamento delle patologie uditive, vestibolari, olfattive, gustative, laringee e comunicative. Questo richiede l’integrazione di fenotipizzazione clinica, neurofisiologia, neuroimaging, genetica, analisi comportamentale, modelli computazionali e valutazione degli esiti riferiti dal paziente.
Che ruolo ha l’intelligenza artificiale?
L’IA può sostenere questo processo attraverso l’analisi di dati multimodali, l’identificazione di pattern diagnostici, la stratificazione prognostica, la modellizzazione dei circuiti neurali e lo sviluppo di strumenti riabilitativi personalizzati. Tuttavia, il suo impiego clinico richiede validazione prospettica, valutazione in popolazioni indipendenti, controllo dei bias, interpretabilità proporzionata al rischio e supervisione professionale. L’automazione non può sostituire il giudizio clinico né attenuare la responsabilità del professionista.
Qual è la visione di NOI per il futuro?
Il futuro della medicina dei sensi dipenderà dalla capacità di integrare conoscenze anatomiche, fisiologiche, cliniche e computazionali in modelli coerenti e verificabili. Il progresso sarà tanto più significativo quanto più saprà coniugare profondità teorica, rigore metodologico, innovazione tecnologica, sostenibilità della ricerca e responsabilità verso la persona. In questa prospettiva, il dialogo tra discipline diverse non è solo uno strumento organizzativo, ma una condizione epistemologica per comprendere la percezione umana e sviluppare interventi clinici realmente efficaci, sicuri e orientati agli esiti rilevanti per il paziente.
