I conservanti presenti nella maggior parte dei colliri hanno la funzione di prevenire la contaminazione batterica e fungina; il loro utilizzo nei prodotti per impiego topico oftalmico si è rapidamente diffuso a partire dalla metà degli anni '40.
I derivati mercuriali, inizialmente utilizzati, sono stati progressivamente sostituiti dai sali di ammonio quaternario; tra questi, un ruolo di primo piano spetta indubbiamente al benzalconio cloruro (BAK), presente in gran parte delle formulazioni oftalmiche antiallergiche a concentrazioni comprese tra 0,04 e 0,02%.
L'uso ripetuto di queste sostanze non ha però avuto solo effetti positivi: nel corso degli anni è emerso con chiarezza sempre maggiore che i conservanti svolgono un ruolo chiave nella maggior parte degli effetti indesiderati indotti dai farmaci oftalmici.
Un problema sottostimato
La tossicità dei conservanti è stata a lungo sottovalutata, e ancora oggi non tutti gli oftalmologi la prendono nella dovuta considerazione, probabilmente perché le eventuali reazioni oculari immediate sono solitamente modeste e vengono considerate trascurabili in confronto all'efficacia del trattamento; le più temibili reazioni avverse (Tab. 1) compaiono dopo somministrazioni dei colliri ripetute e per periodi prolungati, come nel caso del trattamento dell'ipertensione oculare, dell'occhio secco o della congiuntivite allergica. Particolarmente a rischio risultano i soggetti che hanno già una malattia della superficie oculare e quelli trattati con più farmaci, come i portatori di glaucoma.
Tabella 1. Conseguenze delle reazioni oculari gravi causate da conservanti
?? stato dimostrato che i conservanti possono esercitare la loro tossicità anche a basse concentrazioni e a livello subclinico; a essere colpite non sono soltanto le strutture superficiali (congiuntiva, cornea, film lacrimale) ma anche quelle profonde (trabecolato, cristallino, retina) (Fig. 1).
Figura 1. Strutture anatomiche fondamentali dell'occhio.
Tossicità del benzalconio cloruro
Tabella 2. Tossicità congiuntivale e corneale di BAK
I colliri senza conservanti
Numerosi studi clinici hanno confermato che l'eliminazione del BAK rappresenta un beneficio sostanziale per la superficie oculare dei pazienti dal momento che consente di migliorare la tollerabilità e, di conseguenza, l'aderenza al trattamento, con un esito clinico più favorevole e una riduzione dei costi correlata alla ridotta frequenza delle visite.
Partendo da questi presupposti, l'industria farmaceutica ha sviluppato formulazioni prive di conservanti da impiegare fin dalle fasi iniziali della terapia. ?? iniziata quindi la produzione dei colliri monodose che, utilizzati per una singola applicazione, non richiedono l'uso dei conservanti; queste formulazioni, tuttavia, sono gravate da costi eccessivi, e la scarsa maneggevolezza dei dispenser è penalizzante soprattutto per gli anziani e per le persone con disabilità.
La ricerca si è quindi orientata verso sistemi in grado di garantire la sicurezza delle soluzioni oftalmiche multidose senza l'aggiunta di conservanti. In questo contesto è stato sviluppato il dispositivo a conservazione meccanica ABAK®, un sistema di filtrazione (Fig. 2) che permette il mantenimento della sterilità di un farmaco oftalmico multidose fino a 3 mesi dopo la prima apertura, con risultati di alta tollerabilità ed economicità del prodotto.
Figura 2. Nel sistema ABAK® una membrana anti-microbica con porosità di 0,2 micron protegge il collirio dalla contaminazione dei microrganismi.
Questo sistema si è dimostrato efficace nei confronti di concentrazioni batteriche anche elevate. Un'indagine che ha valutato la facilità di impiego e l'accettabilità globale del sistema ABAK® rispetto ad altri metodi di somministrazione (multidose con conservanti o monodose) ha evidenziato una buona maneggevolezza e un grado elevato di accettabilità di questo dispositivo (Fig. 3).
Figura 3. Facilità di impiego del sistema ABAK®.
Colliri e conservanti: quale impatto per il paziente allergico?
L'incidenza delle diverse forme di allergie a carico dell'occhio (Tab. 4) è in continua crescita nei Paesi industrializzati, sia come forme isolate, sia come corollario di altre manifestazioni allergiche quali asma o rinite.
Tabella 4. Principali forme di congiuntivite allergica
L'approccio terapeutico alla congiuntivite allergica deve essere tempestivo per evitare che il problema diventi irreversibile; questa condizione ha infatti la tendenza a diventare cronica a causa dello stimolo allergico ripetuto o del progressivo squilibrio del film lacrimale e della superficie oculare.
Principale scopo del trattamento è calmare l'infiammazione e prevenire le eventuali complicazioni.
Il trattamento delle diverse forme prevede l'impiego prolungato di farmaci topici a base di antistaminici e molecole con proprietà stabilizzanti dei mastociti.
Uno studio prospettico di coorte (Beden et al. 2004) ha analizzato la comparsa di eventi avversi in 3090 pazienti che usavano colliri con o senza conservanti per la congiuntivite allergica. Nei pazienti che usavano colliri con conservanti le reazioni avverse sono state più frequenti e l'aderenza al trattamento è stata inferiore (Tab. 5).
Tabella 5. Reazioni avverse e aderenza al trattamento correlate all'uso di farmaci per la congiuntivite allergica con e senza conservanti
Le soluzioni oftalmiche senza conservanti dovrebbero pertanto rappresentare la prima scelta nel trattamento della congiuntivite allergica per ridurre gli effetti avversi a carico della superficie oculare; in questo ambito, il sistema ABAK® rappresenta una efficace alternativa alle confezioni monodose senza conservanti per la sua facilità d'uso, a vantaggio dell'accettabilità da parte del paziente e, di conseguenza, dell'outcome della terapia.
Bibliografia