On Medicine

Anno XII, Numero 3 - settembre 2018

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IL PARERE DELLO SPECIALISTA

Più prevenzione, meno bimbi obesi

Finelli C

In molti casi, al giorno d’oggi, i genitori si preoccupano soltanto nel momento in cui i loro bambini si nutrono troppo poco, ma raramente lo stesso accade quando gli stessi mangiano eccessivamente. Quando ciò accade, contestualmente, il bambino si nutre spesso e in modo sregolato. Le tentazioni a cui è sottoposto sono svariate: basti pensare alle dispense di famiglie con reddito medio-alto, che solitamente abbondano di merendine e snack. Allo stesso modo i distributori automatici delle scuole invitano a spuntini fuori pasto ricchi di calorie, grassi e conservanti. In più le bevande gassate e succhi di frutta addizionati di zuccheri –i cosiddetti “soft drinks” - sostituiscono l’acqua sia a casa sia a scuola, al ristorante o durante le feste. Inoltre i bambini occidentali conducono uno stile di vita sedentario, trascorrendo ore ed ore davanti alla Tv, al Pc oppure allo smartphone, che spesso trasmettono messaggi che accentuano le cattive abitudini alimentari; sempre più spesso si muovono con la macchina o i mezzi pubblici, rinunciando a camminare. In merito a ciò, solide evidenze sperimentali sottolineano come sussista una proporzionalità diretta tra il tempo trascorso in attività sedentarie e la condizione di sovrappeso nel bambino. Le stesse, poi, dimostrano con chiarezza come la scarsa attività motoria sia fattore indipendente di rischio per l’incremento dell’adiposità nel corso dell’adolescenza.
Diventa sempre più prioritaria, quindi, la creazione di politiche efficaci e di programmi tendenti a combattere l’obesità in età evolutiva, soprattutto da parte delle Istituzioni e degli Enti preposti alla tutela della salute, considerate le importanti complicanze correlate alla patologia.

Conseguenze dell’obesità


L’accumulo di grasso, va ricordato, può interessare diversi organi. A livello polmonare si può avere dispnea da sforzo, apnee notturne, ridotta ventilazione, fino ad arrivare a quadri molto impegnativi come quello della Sindrome di Pickwick. A carico dell’apparato digerente sono facilmente riscontrabili reflusso gastro-esofageo, steatosi epatica non alcolica e colelitiasi colesterolica. Nel bambino obeso, il quadro pro-infiammatorio derivante dalla dislipidemia si accompagna a un incremento del rischio per le patologie cardiovascolari (soprattutto renali, coronariche e cerebrali); in età adulta ipertensione arteriosa, ipertrofia ventricolare sinistra e aterosclerosi rappresentano le complicanze più frequenti. Tra le possibili complicanze endocrino-metaboliche va citata la sindrome dell’ovaio policistico, così come assumono particolare rilievo l’alterazione del metabolismo glucidico e l’insorgenza della Sindrome Metabolica. Quest’ultima è definita da almeno 3 dei seguenti criteri: a) obesità; b) alti livelli di trigliceridi nel sangue; c) bassi livelli di colesterolo HDL; d) ipertensione arteriosa; e) ridotta tolleranza al glucosio misurata 2 ore dopo il carico orale (glicemia compresa tra 140 mg/dl e 200 mg/dl a 120 minuti dal carico). Un ruolo importante nella patogenesi della sindrome metabolica è svolto dall’insulino-resistenza, che consiste nell’incapacità dell’insulina plasmatica di stimolare la captazione cellulare di glucosio, inibire la gluconeogenesi e ostacolare la produzione di VLDL, con conseguente aumentata secrezione insulinica da parte delle ß-cellule pancreatiche. Tale condizione risulta essere alla base dell’insorgenza del Diabete Mellito tipo 2, patologia in continuo aumento.

Azioni da implementare


Da molti anni nei Paesi di tutto il mondo si sono intrapresi progetti educativi per la prevenzione del sovrappeso e dell’obesità infantile, mirati a modificare il comportamento alimentare e ad aumentare l’attività fisica o a ridurre l’eccesso di sedentarietà. La prevenzione dell’obesità dovrebbe essere intrapresa fin dai primi momenti di vita dell’uomo. Evidenze scientifiche, infatti, dimostrano il valore protettivo dell’allattamento al seno e l’inversa proporzionalità tra la durata dello stesso e l’insorgenza dell’obesità. Momento cruciale, inoltre, risulta essere il divezzo, cioè l’epoca in cui insegnare al piccolo i principi di una corretta alimentazione. Studi recenti supportano l’ipotesi che una dieta iperproteica nei primi 2 anni di vita predisponga a una precoce insorgenza del sovrappeso; per tale motivo si consiglia di fornire generalmente un apporto proteico ridotto. È importante guidare il bambino durante la crescita verso una sana alimentazione e incoraggiarlo all’attività fisica quotidiana. A tale proposito è consigliabile invogliarlo a mangiare frutta e verdura, a limitare succhi, bevande zuccherate e snack, e a prediligere cibi semplici. Per quanto riguarda, nello specifico l’attività fisica, il semplice cammino, anche se a bassa velocità (4-5 km/h), unito alla riduzione delle ore trascorse davanti a Tv, Pc e smartphone, può essere considerato un rimedio semplice ma molto efficace ai fini di alcuni provvedimenti, come lo sviluppo di un sistema di verifica delle mense scolastiche e della distribuzione automatica di bevande ed alimenti, nonché l’attività di informazione e controllo del peso.
La rilevanza dell’eccedenza ponderale, in termini di impatto sullo stato di salute, deve incoraggiare in ogni caso la realizzazione di vari programmi di prevenzione a livello regionale.
È necessario ideare programmi che coordinino interventi locali per la prevenzione dell’obesità infantile. Tali programmi dovrebbero mirare all’attuazione dei principi preventivi attraverso l’introduzione della formazione degli insegnanti sull’importanza dell’attività fisica per i bambini.
È necessario pertanto istituire un “tavolo di concertazione” per la definizione di strategie coordinate e condivise finalizzate al contrasto all’obesità, alla promozione della Dieta Mediterranea e di corretti stili di vita.


A cura di
Carmine Finelli
Dipartimento di Medicina Interna e di Urgenza
Ospedale S. Maria della Pietà-ASL Napoli 3 Sud, Nola (Napoli).


Bibliografia essenziale


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