On Medicine

Anno XIII, Numero 1 - marzo 2019

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FOCUS

Identità di genere: il ruolo dell’educatore sportivo

E. Covelli, A. Strano, S. Respizzi

Ha destato attenzione la dichiarazione spontanea di Paola Egonu, famosa pallavolista della nazionale italiana, sulla sua omosessualità. Ma è davvero tutto così spontaneo nel mondo sportivo? E, soprattutto, gli educatori sportivi sono disponibili ad affrontare tali tematiche nei loro allievi adolescenti? Per provare a dare una risposta a queste domande, ci siamo proposti di approfondire quanto pubblicato in letteratura scientifica.
La teoria di riferimento di questo studio è la psicologia cognitiva comportamentale, che si è sviluppata negli USA nel secondo dopoguerra dando importanza all’aspetto comportamentale “visibile”, causato da schemi cognitivi ripetitivi, talvolta negativi, dell’individuo. Così, il comportamento diventa un segnale o un sintomo di potenziali disfunzioni e sofferenze psico-fisiche (1). All’interno di tale ambito teorico, il concetto di identità è complesso e si riferisce all’equilibrio tra consapevolezza di sé ed evoluzione, per un funzionale adattamento sociale dell’individuo.


Identità oggettiva e soggettiva


Il termine “identità” si riferisce, in generale, all’insieme di caratteri che distinguono un individuo dagli altri; pertanto, è implicita la consapevolezza delle proprie caratteristiche oggettive: fisiche, intellettive e sessuali. All’identità oggettiva fa da contrappunto l’identità soggettiva, per cui la consapevolezza di tali caratteristiche costituisce l’insieme di fattori che differenziano un soggetto dagli altri. Un aspetto fondamentale nella realizzazione dell’identità consiste nello sviluppo dell’identità sessuale, ovvero nel plasmare atteggiamenti sulla propria sessualità e lanciarsi nelle sfide emotive e fisiche che tale identità comporta (2). Dagli anni ’50 in poi, il concetto di identità sessuale si è evoluto notevolmente grazie a numerosi e autorevoli studi, e a partire dagli anni 2000 ha cominciato a farsi strada la teoria della fluidità sessuale: le istanze sociali che hanno modificato i “cliché”, assegnando a uomo e donna ruoli specifici in ambito emotivo, familiare e lavorativo, si uniscono alla necessità degli stessi gruppi sociali di acquisire ruoli sempre più unisex (2).
Nell’ambito dell’attuale dibattito sulle teorie riguardo alla sessualità, l’identità sessuale viene da alcuni considerata come una struttura complessa che si articola in più componenti (3):
  1. il sesso biologico, determinato biologicamente e anatomicamente;
  2. l’identità di genere, ossia la percezione di sé e degli altri come maschio o femmina;
  3. il ruolo di genere, ovvero l’insieme di comportamenti socialmente accettati e coerenti con il genere a cui si appartiene, basati su norme culturali legate a una data epoca;
  4. l’orientamento sessuale, cioè l’attrazione affettiva ed erotica verso l’altro o il proprio sesso o entrambi.

Identità di genere


L’identità di genere si riferisce, comunemente, all’auto-identificazione di se stessi sulla base di caratteristiche psicologiche che, attraverso influenze di natura socio-culturali, vengono spronate o scoraggiate (4). Il cardine fondante dell’identità di genere viene creato individualmente dal singolo soggetto; esso è spesso un’interpretazione personale e non coincide con delle categorie astratte anche a causa di convenzioni che costringono spesso ad accettare compromessi sociali e culturali. Il genere rappresenta, quindi, un fattore fondamentale per capire lo sviluppo psicosessuale di un individuo; tale concetto si evolve parallelamente ai cambiamenti e, così, ha assunto una connotazione poliedrica (5). Nell’ultimo decennio, la riflessione di numerosi autori si muove verso un superamento della classica dicotomia femminile-maschile: “non c’è identità di genere dietro l’espressione del genere; l’identità è costituita dalle espressioni, considerate come suo risultato” (6). Così, si prende coscienza dell’esistenza di nuove strutture identitarie, vale a dire di soggetti non categorizzabili che fluttuano tra le categorie di genere così come sono tradizionalmente intese. Questo ha dato un nuovo impulso alla rappresentazione dell’identità non più intesa come un costrutto stabile, ma come un “continuo divenire” (6).

L’orientamento sessuale


Si definisce “orientamento sessuale” l’attrazione affettiva ed erotica per un partner dello stesso sesso, di sesso diverso o per entrambi. Alcuni autori considerano importante per la definizione di orientamento sessuale solo l’attrazione fisica (3), altri introducono anche aspetti emozionali, affettivi e sentimentali (7). L’orientamento sessuale presenta una complessità di componenti che vanno dall’identificazione di sé, alle fantasie erotiche, fino al coinvolgimento affettivo. Recentemente, la posizione per cui si considerava l’orientamento sessuale come stabile e resistente al cambiamento è stata fortemente minata dagli autori che hanno elaborato la suddetta teoria della fluidità sessuale: le fasi di transizione, influenzate da esperienze emotive, rapporti sociali e contesto socioculturale possono contribuire sia a rafforzare l’orientamento sessuale sia a sollecitarne il cambiamento (2).
Secondo le più recenti teorie, è importante riconoscere che il corpo non è semplicemente obbligato alle relazioni sociali, ma forma anche la base per queste relazioni e contribuisce alla loro creazione (4,5); questa è la premessa fondamentale che spinge a considerare le connessioni tra sessualità ed educazione fisica, tema controverso a causa di una latente omofobia che pervade questo ambito (8).

Sport e genere


Nella scelta di uno sport o di un’attività fisica, i bambini e le bambine sono solitamente incoraggiati a intraprendere sport considerati “maschili” o “femminili”, in accordo, cioè, con il loro sesso; in realtà, non esistono ostacoli di tipo “biologico” per cui una bambina non possa giocare a calcio, o un bambino non possa pattinare sul ghiaccio. Talvolta, all’interno degli ambienti scolastici, sportivi e riabilitativi vi è ancora una visione dualistica mente-corpo, dove vengono esclusi gli aspetti senso-motori. La didattica scolastica e l’allenamento sportivo non dovrebbero limitarsi all’insegnamento della corporeità in una visione limitante; le neuroscienze, che oggi collaborano maggiormente con la visione didattica psicopedagogica, stimolano docenti ed allenatori a proporre un’educazione della corporeità e del movimento in una più ampia visione. I formatori, in visione di ciò, dovrebbero considerare pratiche di educazione alla corporeità già dalla scuola dell’infanzia, sviluppando la pratica della cura, il tempo per il gioco, le esperienze didattiche all’insegna del piacere ludico e il rapporto tra i differenti linguaggi espressivi.

Lo sport, cardine dello sviluppo dell’individuo


Lo sport, come le attività motorie, può essere un importantissimo mezzo educativo per lo sviluppo dell’individuo (8); vengono di seguito indicate alcune “linee guida” all’interno dell’ambito educativo delle attività motorie e sportive.
Educazione sportiva: le caratteristiche formative coinvolgono la figura dell’insegnante e dell’allenatore, i cui ruoli saranno quelli di creare un ambiente nel quale si analizzerà il rispetto delle regole, di sé, degli altri e dell’ambiente fisico; il gioco diviene elemento di scoperta nel quale interpretare ruoli e funzioni sociali.
Educazione come auto-esplorazione fisica: lo sport può essere elemento di conoscenza dei propri limiti ma anche scoperta delle proprie potenzialità; attraverso l’attività sportiva è possibile entrare in contatto ed accettare o promuovere la propria dimensione morfologica.
Educazione come “modellamento morfologico”: l’attività sportiva può portare a un modellamento morfologico e psicologico dell’individuo; lo sport coopera alla valorizzazione della forma estetica e migliora il modo con cui il soggetto si interfaccia a livello sociale, permettendo, tra l’altro, di abbattere resistenze psicologiche e potenziali disfunzioni.
Educazione come formazione del gruppo: lo sport è l’elemento base per la formazione e la costruzione del gruppo. Nello sport, la squadra costituisce l’input che permette all’individuo di trasformare la responsabilità soggettiva in collettiva; il passaggio da singolo a individuo, facente parte di un gruppo, crea un modello da imitare in modo positivo anche al di fuori del contesto sportivo. L’elaborazione dei valori di amicizia, relazione, collaborazione reciproca, rispetto per le regole, lealtà, riconoscimento dei ruoli, sono abilità che l’individuo può applicare a tutti i contesti di vita e fasi di crescita (8).
Nelle indicazioni nazionali degli “Obiettivi generali del processo formativo” viene chiaramente esposta quella che viene definita la “corporeità come valore”. Questo mette in luce come le scienze motorie, coadiuvate da altre discipline, possano favorire lo sviluppo positivo dell’individuo; in ambito psicopedagogico è stato messo in risalto come l’educazione motoria possa favorire approcci di tipo interdisciplinare con caratteristiche di tipo conoscitivo, emotivo ed espressivo (9).

Ruolo degli operatori di settore


Uno dei compiti di formatori, docenti e allenatori può essere quello di evidenziare la visione e la missione del proprio operato in merito al contesto in cui ciascuno opera (scolastico, sportivo, riabilitativo, preventivo). Così, il formatore individua percorsi e strategie che considerano sia le innovazioni teoriche sia la progettazione di percorsi didattici e sportivi individualizzati, cioè rispettosi delle differenze personali, di età, genere e orientamento sessuale.
Emergono, dalla letteratura scientifica, alcune “buone prassi” che riguardano lo sviluppo dell'identità e del concetto di sé fisico. In particolare, per migliorare il physical self-concept sembra molto utile (10):
  • prestare attenzione alle diverse competenze fisiche e sportive dell'individuo, considerando l'allievo nella sua multidimensionalità;
  • avere consapevolezza dell'influenza che hanno i media nell’elaborazione dell’individuo riguardo alla propria immagine corporea, sessuale ed estetica;
  • cercare di non emettere giudizi, comprendendo e valorizzando ogni soggetto nella sua unicità e totalità;
  • tenere presenti le modalità con cui l'individuo assegna le cause di successo o di fallimento in una specifica prestazione sportiva, aiutando l'individuo a riconoscere ed utilizzare positivamente le proprie risorse ed emozioni al fine di evitare che egli abbandoni l’attività fisica e/o sportiva.
In conclusione, possiamo ritenere che educare alla corporeità significa, soprattutto, generare delle buone prassi educative e formative che possano aiutare l'individuo ad avere una maggiore consapevolezza di sé sotto il profilo sia personale, sia sociale. Questo dovrebbe essere garantito attraverso dei programmi educativi, sportivi e riabilitativi che prestino attenzione sia all’unicità dell'individuo sia alla formazione di docenti, insegnanti ed allenatori, così da rendere lo sport uno strumento fondamentale per il miglioramento e l’integrazione fisica, psichica e sociale di ogni individuo.


A cura di
Elisabetta Covelli
Analista Transazionale, Milano

Alberto Strano
Laureato in Scienze dell'attività motorie e sportive, Milano

Stefano Respizzi
Fisiatra e medico dello sport, Direttore del Dipartimento di riabilitazione, IRCCS Humanitas Research Hospital


Bibliografia

  1. Ellis A.W., Normality and Pathology in Cognitive Functions, Academic Press, London, 1982.
  2. Dettore D., Lambiase E., Fluidità sessuale, Alpes Italia, Roma, 2011.
  3. Rifelli G., Psicologia e psicopatologia della sessualità. Il Mulino, Bologna, 1998.
  4. Simonelli C., Psicologia dello sviluppo sessuale ed affettivo. Ed. Carocci, Roma, 2001.
  5. Coates e Cook, in: Disturbi dell’identità di genere, Raffaello Cortina, Milano, 2001.
  6. Butler J., La disfatta del genere, Meltemi, Roma, 2006.
  7. Shively M.G., De Cecco J.P., Components of Sexual Identity, Journal of Homosexuality, 3:41-48, N.Y., 1977.
  8. Carraro A., Lanza, M., Insegnare/Apprendere in educazione fisica: problemi e prospettive, Armando Editore, Roma, 2009.
  9. Obiettivi Generali del Processo Formativo (Indicazioni Nazionali – DL.59/2004 Allegato B).
  10. Gõni A., Gõni E., Educational support for enhancing physical self-perception, Lejona Vizcaya: University of the Basque Country Spain, 2008.